DA GIOSUÈ A TEHERAN
«Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi, ve l’ho assegnato, come ho promesso a Mosè. Dal deserto e dal Libano fino al fiume grande, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Ittiti, fino al Mar Mediterraneo, dove tramonta il sole: tali saranno i vostri confini. Nessuno potrà resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; non ti lascerò né ti abbandonerò» (Giosuè, 1, 3-5; Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane, Bologna 1988, p. 407).
Siamo sempre lì, siamo sempre a questa promessa di un Dio/Arconte al suo Popolo Eletto. Una promessa che ha prodotto guerre e stermini di ogni genere, dal XII secolo a.C. (epoca alla quale si riferiscono i fatti narrati nel Libro di Giosuè) sino al XXI secolo d.C.
Siamo alle radici religiose e più esattamente teocratiche di un presente che si crede laico e ‘scientifico', libero da ogni superstizione, emancipato da ogni parola di Dio e la cui politica internazionale è invece in mano alla teocrazia sionista e ai movimenti che negli Stati Uniti d’America vedono in Donald Trump l’uomo inviato dalla Provvidenza divina a preparare i tempi dell’Apocalisse, dopo i quali avverrà il ritorno di Cristo.
Incredibile? No. Perché è certamente vero che «sei ancora quello della pietra e della fionda, / uomo del mio tempo» (Salvatore Quasimodo, Uomo del mio tempo, vv. 1-2) ed è altrettanto vero che «sei ancora quello della Bibbia e della guerra, / uomo del mio tempo». Perché non è il virtuale e non sono gli ologrammi ma è la terra, sono i luoghi, è la geografia lo spazio reale delle esistenze umane, quello nel quale nasciamo tutti da ben precise madri, culture e tradizioni che ci determinano per l’intera nostra esistenza. La lucida teoria teologico-politica di Carl Schmitt sui Grandi Spazi che intramano la storia umana e le storie dei popoli affonda appunto nel primato della geografia e delle credenze religiose, tra di loro inseparabili. La contrapposizione schmittiana tra la Terra dell’Europa continentale e il Mare dell’occidente anglosassone è stata elaborata quasi ottanta anni fa ma costituisce la spiegazione più plausibile di un presente nel quale la NATO è sopravvissuta alla fine del Patto di Varsavia perché il suo scopo primario non era il contenimento della potenza sovietica (terrestre) ma il controllo dell’Europa da parte della potenza americana (marina), un’Europa ricondotta e ridotta allo statuto di vassallo.
La teologia politica di Carl Schmitt è la spiegazione più plausibile anche di un presente nel quale la Knesset - il parlamento dello Stato di Israele - il 9 luglio 2018 ha formalizzato lo Judenstaat teorizzato e auspicato da Theodor Herzl e da tutto il movimento sionista del Novecento. La legge di rango costituzionale approvata dalla Knesset stabilisce infatti nell’articolo 1 i seguenti princìpi:
«A. La terra di Israele è la patria storica del popolo ebraico, in cui lo Stato di Israele si è insediato.
B. Lo Stato di Israele è la patria nazionale del popolo ebraico, in cui esercita il suo diritto naturale, culturale, religioso e storico all’autodeterminazione.
C. Il diritto di esercitare l’autodeterminazione nazionale nello Stato di Israele è esclusivamente per il popolo ebraico» (Fonte: Israele: Stato nazione del popolo ebraico, «Volerelaluna», 31.7.2018, https://volerelaluna.it/materiali/2018/07/31/israele-stato-nazione-del-popolo-ebraico/).
Sono dunque ben otto anni che Israele non è uno stato democratico, dato che uno dei principi della forma democratica di governo è il rifiuto della discriminazione giuridica su base razziale ed etnica, la quale viene invece esplicitamente affermata in una legge fondamentale, le cui conseguenze del tutto logiche sono state il genocidio dei palestinesi di Gaza, la violenza sistematica contro i palestinesi in Cisgiordania, le aggressioni imperialistiche contro la Siria, il Libano, l’Iran.
La debolezza teoretica e prassica delle tesi wokiste e politicamente corrette sta anche nella loro completa ignoranza della forza che sugli umani esercitano fattori come le identità, i confini, la storia, indulgendo invece nella pretesa - che è stata tipica di ogni Terrore totalitario - di incarnare il Bene e ricominciare la storia da capo, da zero. Nell’ideologia Gender tale concezione affonda in una ontologia flussica portata all’estremo e quindi distruttiva dell’umano.
La pretesa occidentale - della quale Gender e Woke rappresentano le più recenti manifestazioni - di portare il «fardello dell’uomo bianco» (Kipling) che consiste nell’imporre il Bene e la Civiltà a tutti i popoli, culture, stati del pianeta, è la negazione di ogni Differenza a favore di un’Identità imperialistica. Si tratta, come sostiene Franco Cardini, di un vero e proprio razzismo antropologico, il quale «vorrebbe vedere tutti i popoli del mondo […] organizzati in partiti e sindacati, vestiti, nutriti e educati all’occidentale. Allora, forse, si direbbe di averli liberati. E li avremmo ‘liberati’ prima di tutto da loro stessi: avremmo ucciso le loro culture, la tradizioni che rendevano insostituibile e irripetibile la loro presenza nell’umanità. Li avremmo ridotti a squallide - magari più o meno ‘libere’ e soddisfatte, ammettiamolo - imitazioni degli occidentali» (Scheletri nell’armadio. Vecchie e nuove prove di terrorismo intellettuale, Diana Edizioni, Frattamaggiore 2025, p. 136)
La violenza biblica, dalla quale in questo testo siamo partiti, è dunque diventata la violenza militare e culturale del dominio anglosionista, ennesima manifestazione dell’«inganno dell’american dream», fatto in realtà di «rozzezza, cinismo, sostanziale inciviltà di una società che non ha niente da insegnare al mondo» (Marco Tarchi, Diorama Letterario, n. 390, marzo-aprile 2026, p. 37) ma che cerca di imporre tale niente con le bombe.