Aldous

Totalitarismo compassionevole

TRANQUILLI, È SOLO BIOMACCARTISMO

Il paragone che si sente in giro fare tra gli eventi degli ultimi mesi con gli anni Trenta tedeschi, rischia di essere controproducente ma soprattutto di fare fuori il potenziale euristico che ogni ragionare analogico punta ad avere. Le vicende del nazismo sono un termine di paragone che per alcuni versi porta fuori strada ed è avventato innanzitutto per la differenza di gravità dei fatti e dei torti non paragonabili finora (e sperabilmente anche dopo) con la contrazione attuale dei diritti e degli spazi di libertà fisica, sociale e d’opinione di tutti gli italiani (e da qualche mese, cosa più grave, in modo differenziato per gli italiani non vaccinati o non disposti per questioni etiche ad esibire la tessera verde) e in second...

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UFFICIO VIDIMAZIONE EMERGENZE

Era difficile spaventare così tanto i nostri bisnonni. In parte per la loro struttura psicologica e per la loro esperienza esistenziale: una vicinanza della morte e della malattia contro cui non molto poteva farsi; in parte perché i mezzi per martellare i singoli individui, renderli ossessivamente concentrati su una sola questione, non c’erano. Un po’ di radio, qualche giornale di poche pagine e senza foto rivolto ai pochi alfabetizzati. L’impressionabilità tipica del Homo Videns di sartoriana memoria era ancora di là da venire. 
Oggi la potenza di fuoco è spaventosa. I giornali innanzitutto, poi variamente ripresi sul web. Giornali che perdono copie cost...

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L'ECONOMIA (DI MERCATO) NON E' UN GIOCO DA BAMBINI

Sembra che nel linguaggio parlato sia sempre meno frequente l'uso dei verbi all'imperfetto, un indizio apparentemente trascurabile ma che racconta molto del modo e del mondo in cui viviamo. Si sa che il tempo imperfetto descrive per lo più situazioni di durata, legate all'abitudine oppure ipotetiche e incerte. Ricordo però che nella mia infanzia si usava anche per giocare "al futuro". "Si faceva che ...." (diverso dal "c'era una volta") era il motto iniziale d'intesa per dare inizio a una storia e sebbene l'epilogo fosse quasi sempre a lieto fine, non c'era un vero e proprio copione. La forma "imperfetta" del tempo apriva mondi possi...

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NÉ PANE NÉ ROSE?

Che fine ha fatto il miraggio di una società senza lavoro e senza classi? Più che tramontato sembra cancellato dalla memoria collettiva, riprogrammata sulla retorica del lavoro "a qualunque costo". Al danno del sogno perduto si aggiunge così la beffa di un incubo realizzato, dato che il lavoro è diventato sempre più scarso e la precarietà mostra la sua trasversalità sociale. Basta allungare lo sguardo verso l'orizzonte che anticipa le tendenze di casa nostra per convincersi che non si tratta di affermazioni fuori luogo.

In un recente studio statunitense, uscito anche in Italia nel 2021 per il Mulino con il titolo Morti per disperazione e il futuro ...

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CREDERE OBBEDIRE SANIFICARE

C’è in giro un’arietta di pensiero unico che fa paura. Il problema, in questi casi, è che il pensiero non può essere unico a lungo. Lasciato solo prima si acquatta, poi deperisce e infine scompare: ha bisogno di alternative, ipotesi, sfumature, negazioni e adesioni, speranza, cambiamento, esperienza dell’alterità. Per renderlo così angusto il pensiero, ci vuole però un gran lavoro, non lo si fa dall’oggi al domani. Ci vogliono investimenti, programmazione e un’ampia manovalanza intellettuale che sappia sempre dove è il caso di aggiogare il carro delle proprie opinioni, anzi che a un certo punto lo sappia persino qualora non glielo si dica. 
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CHE CI FACCIAMO QUI

Sono stato un devoto e precoce difensore della “carta stampata”. Compro ancora in media una ventina di quotidiani a settimana e quattro-cinque settimanali al mese. Lo farò fino a quando ne troverò ancora in edicola. Ho letto libri di storia del giornalismo, ho seguito le loro vicende, ho comprato i primi numeri di ogni giornale nuovo che uscisse. La quasi totalità della mia scrittura si è svolta su carta: monografie, libri collettanei, prefazioni, articoli scientifici, pezzi (pochissimi) su qualche giornale.

Fatta questa dichiarazione di appartenenza e di fede non si può far finta che essi non siano dei morti che camminano. Lo sono innanzitutto perché pensano di esserlo; lo ...

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