Aldous

Totalitarismo compassionevole

CHE COSA HA FATTO?

Una semplice domanda: che cosa ha fatto la Federazione Russa all’Italia? In quali circostanze, modi, azioni ha aggredito il territorio italiano o le sue rappresentanze, ha tradito gli accordi commerciali o politici, ha leso i diritti dei cittadini italiani? Perché soltanto con azioni di questa natura, gravità e portata si può spiegare il fatto che l‘attuale Governo italiano e l’amplissima maggioranza parlamentare che lo sostiene inviano armi a un Paese -l’Ucraina- in guerra con la Russia, ne sostengono tutte le iniziative, contribuiscono a finanziarne la politica. Soltanto con azioni di questa natura, gravità e portata si può spiegare il fatto che il capo della diplomazia italiana -Luigi...

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LA DEMOCRAZIA E I SUOI BECCHINI

Nuovamente, come in altre epoche è già accaduto, il pendolo della storia sembra volerci trascinare fuori dallo spazio della democrazia. La erode, la estenua, la svuota. Ne lascia la carcassa malamente imbellettata affinché chi voglia convincersi (per stupidità, inerzia morale, viltà o convenienza) che sia ancora viva e intoccata possa farlo.
Colui che si convince da sé che tutto sia a posto è la figura triste del conformista contemporaneo, del sedicente democratico di oggi. Triste, eppure essenziale: serve con il proprio consenso e la propria acquiescenza, a far attraversare questa fase di passaggio verso la post-democrazia senza troppi scossoni in attesa di diventare, quando la transizione e...

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IL DENARO INTELLIGENTE: UNO SCENARIO ORWELLIANO

Come sarà il denaro in una società post-umana? Sarà sicuramente un denaro intelligente.
È sempre stato tra le meraviglie dell'ovvio che nel rapporto tra l’uomo e il denaro, l'uomo fosse intelligente e il denaro neutralmente stupido, tenuto nelle catene delle funzioni costrittive di riserva di valore, unità di conto e mezzo di scambio, ma in un futuro dominato dall'intelligenza artificiale e dalle biotecnologie, il denaro potrebbe essere dotato di tutte le informazioni sugli esseri umani, le loro possibilità finanziarie, i loro desideri e il modo migliore per soddisfarli. Cosa accadrebbe allora?
La verità nota a tutti i filosofi secondo la quale, ...

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IL FANTASMA DELLA LIBERTÀ

Tra i luoghi comuni della neolingua pandemica spicca una perla di saggezza secondo cui la libertà di ciascuno finisce dove inizia quella dell'altro. Questa massima che profuma di filosofia senza esserlo viene utilizzata, spesso con sopraccigliosa intonazione, come argomento decisivo contro ogni forma di dissenso verso la politica sanitaria nazionale, dalla più sommessa perplessità allo "scandaloso" rifiuto della profilassi anti Covid-19. 

La presunta efficacia argomentativa deriva in realtà da un abbaglio, come quello che confonde i mulini a vento con i giganti, giacché ciò che sembra un concetto di libertà limpido e pragmatico apre innumerevoli que...

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LA CARA VECCHIA ANORMALITÀ

In questi giorni ricorrono due anni dall’inizio dell’epidemia-pandemia da Covid-19. Il mondo pre-Covid sembra essere lontano decenni, sotto certi aspetti, dal mondo post-Covid, se non fossero sempre gli stessi gli attori: paladini del neoliberismo, della globalizzazione anglo-americana, del pensiero unico del “privato è bello” e “meno stato e più mercato”. La distruzione degli stati nazionali e della sovranità popolare è un processo in atto già da tempo, possiamo risalire almeno fin dagli anni ‘80 nel panorama italiano, difficile quindi comprendere i nostalgici dell’era pre-Covid che vorrebbero tornare alla...

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LEZIONI SEMISERIE DI PROTESTOLOGIA

Le recenti proteste in tante piazze d’Italia e d’Europa ci hanno spinto a dare dei suggerimenti a chi senza il controllo di giornali, TV, parlamento, governo, corte costituzionale, magistratura e banche, ha da obiettare sulla distribuzione del bene e del male nelle scomposte modalità da cui è spinto dal suo dolore plebeo, dall'ignoranza della fatica a cui il repressore è costretto dalla resistenza che la sua carne oppone al manganello e del fatto che tale fatica è nell’interesse comune e merita il supporto di tutti, anche di quello del represso.

Innanzitutto le dimensioni della protesta.

Se il cittadino è parte di un gruppo numeroso risc...

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BULLISMO FILOSOFICO

Se gli oltre cento estensori del piccolo manifesto dal titolo Non solo Agamben avessero scritto un testo a favore delle politiche governative italiane sul Covid 19, a favore del lasciapassare sanitario, sarebbe stato un documento legittimo, per quanto non condivisibile. E invece hanno voluto attaccare in tanti una sola persona, un filosofo italiano molto noto, con argomenti -rispetto alla complessità delle tesi di Giorgio Agamben– sinceramente imbarazzanti. Ma la cosa grave ...

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TRANQUILLI, È SOLO BIOMACCARTISMO

Il paragone che si sente in giro fare tra gli eventi degli ultimi mesi con gli anni Trenta tedeschi, rischia di essere controproducente ma soprattutto di fare fuori il potenziale euristico che ogni ragionare analogico punta ad avere. Le vicende del nazismo sono un termine di paragone che per alcuni versi porta fuori strada ed è avventato innanzitutto per la differenza di gravità dei fatti e dei torti non paragonabili finora (e sperabilmente anche dopo) con la contrazione attuale dei diritti e degli spazi di libertà fisica, sociale e d’opinione di tutti gli italiani (e da qualche mese, cosa più grave, in modo differenziato per gli italiani non vaccinati o non disposti per questioni etiche ad esibire la tessera verde) e in second...

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UFFICIO VIDIMAZIONE EMERGENZE

Era difficile spaventare così tanto i nostri bisnonni. In parte per la loro struttura psicologica e per la loro esperienza esistenziale: una vicinanza della morte e della malattia contro cui non molto poteva farsi; in parte perché i mezzi per martellare i singoli individui, renderli ossessivamente concentrati su una sola questione, non c’erano. Un po’ di radio, qualche giornale di poche pagine e senza foto rivolto ai pochi alfabetizzati. L’impressionabilità tipica del Homo Videns di sartoriana memoria era ancora di là da venire. 
Oggi la potenza di fuoco è spaventosa. I giornali innanzitutto, poi variamente ripresi sul web. Giornali che perdono copie cost...

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L'ECONOMIA (DI MERCATO) NON E' UN GIOCO DA BAMBINI

Sembra che nel linguaggio parlato sia sempre meno frequente l'uso dei verbi all'imperfetto, un indizio apparentemente trascurabile ma che racconta molto del modo e del mondo in cui viviamo. Si sa che il tempo imperfetto descrive per lo più situazioni di durata, legate all'abitudine oppure ipotetiche e incerte. Ricordo però che nella mia infanzia si usava anche per giocare "al futuro". "Si faceva che ...." (diverso dal "c'era una volta") era il motto iniziale d'intesa per dare inizio a una storia e sebbene l'epilogo fosse quasi sempre a lieto fine, non c'era un vero e proprio copione. La forma "imperfetta" del tempo apriva mondi possi...

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NÉ PANE NÉ ROSE?

Che fine ha fatto il miraggio di una società senza lavoro e senza classi? Più che tramontato sembra cancellato dalla memoria collettiva, riprogrammata sulla retorica del lavoro "a qualunque costo". Al danno del sogno perduto si aggiunge così la beffa di un incubo realizzato, dato che il lavoro è diventato sempre più scarso e la precarietà mostra la sua trasversalità sociale. Basta allungare lo sguardo verso l'orizzonte che anticipa le tendenze di casa nostra per convincersi che non si tratta di affermazioni fuori luogo.

In un recente studio statunitense, uscito anche in Italia nel 2021 per il Mulino con il titolo Morti per disperazione e il futuro ...

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CREDERE OBBEDIRE SANIFICARE

C’è in giro un’arietta di pensiero unico che fa paura. Il problema, in questi casi, è che il pensiero non può essere unico a lungo. Lasciato solo prima si acquatta, poi deperisce e infine scompare: ha bisogno di alternative, ipotesi, sfumature, negazioni e adesioni, speranza, cambiamento, esperienza dell’alterità. Per renderlo così angusto il pensiero, ci vuole però un gran lavoro, non lo si fa dall’oggi al domani. Ci vogliono investimenti, programmazione e un’ampia manovalanza intellettuale che sappia sempre dove è il caso di aggiogare il carro delle proprie opinioni, anzi che a un certo punto lo sappia persino qualora non glielo si dica. 
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CHE CI FACCIAMO QUI

Sono stato un devoto e precoce difensore della “carta stampata”. Compro ancora in media una ventina di quotidiani a settimana e quattro-cinque settimanali al mese. Lo farò fino a quando ne troverò ancora in edicola. Ho letto libri di storia del giornalismo, ho seguito le loro vicende, ho comprato i primi numeri di ogni giornale nuovo che uscisse. La quasi totalità della mia scrittura si è svolta su carta: monografie, libri collettanei, prefazioni, articoli scientifici, pezzi (pochissimi) su qualche giornale.

Fatta questa dichiarazione di appartenenza e di fede non si può far finta che essi non siano dei morti che camminano. Lo sono innanzitutto perché pensano di esserlo; lo ...

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