Aldous

Circolari ipnopediche

L'UOMO DI DAVOS

L'homo Davos è l’uomo immaginato dal World Economic Forum (WEF) ed a forza imposto alla natura ed alla società, senza il permesso della società e ovviamente senza il permesso dell'homo Davos stesso.

L’uomo così com’è, perfezionato a forza di olocausti evolutivi, non va bene e deve essere cambiato, anche contro il suo volere e contro il suo interesse, sociale ed antropologico.

L'homo Davos vive in un mondo dove la macchina prende il suo posto nella produzione e per questo l’uomo deve imparare a vivere senza lavoro.

L'homo Davos deve vivere in un mondo senza proprietà privata e per questo deve imparare a vivere senza niente, perché’ Al WEF pensano che senza niente l’Homo Davos sarà felice e nessuno deve interrogarsi sul fatto che se nessuno avrà niente qualcuno dovrà pur possedere tutto. D’altronde a Davos predicano realtà virtuale e comportamenti ecologici ma si muovono con jet privati e si incontrano di persona.

Il mondo dell’'homo Davos è un mondo completamente sorvegliato, ma all'homo Davos verrà insegnato a non avere niente da nascondere.

L'homo Davos vivrà in una casa che lo spierà e saprà tutto di lui, e per il nobile fine di avere un frigo che gli ordina il suo cibo preferito, dovrà rinunciare all’esperienza della solitudine e al sublime piacere di chiudere il resto del mondo fuori dalla porta di casa.

Il valore dell’'homo Davos è quello della resilienza. In un sistema in continuo cambiamento in cui i decisori sono i potenti uomini del WEF, l'homo Davos deve essere pronto, veloce ed efficiente nel cambiare e cambiarsi. Non deve interferire col cambiamento con dubbi, domande e men che mai proteste o ribellioni, perché’ questo rallenta il sistema cioè in ultima istanza se stesso.

Poiché la realtà sta esaurendo le sue possibilità di far fare fortune favolose, l’homo Davos deve essere aperto all’idea di vivere in una nuova realtà, dove tutto è vergine e per il quale dovrà lavorare per comprarsi una casa virtuale, una macchina virtuale, e tutto il resto che si è già guadagnato a fatica nel mondo reale. Tutto prodotto a costo di produzione virtuale e venduto al costo di mercato reale.

L'homo Davos vivrà in città intelligenti, cioè città per il bene e l’efficienza delle quali, dovrà rinunciare a decidere come, quando e dove andare; alle quali dovrà consegnare i dati sulle proprie decisioni e i propri comportamenti e per permettere loro di essere intelligenti dovrà accettare volentieri di essere stupido.

L’homo Davos avrà anche un denaro intelligente che saprà meglio di lui quanto spendere e cosa comprare. Anche in questo caso se il denaro sarà intelligente l’uomo dovrà accontentarsi di essere stupido. E il denaro intelligente si arrogherà il dovere di bloccare l’uomo stupido se si comporterà male, se protesterà, se prenderà decisioni contrarie all’interesse della società e del denaro stesso.

A chi e a cosa serve un uomo così?

L’ Homo Davos avrà perso valore in favore delle macchine e dell’Intelligenza artificiale in quanto produttore, in quanto consumatore ed in quanto mercato. La conseguenza è che il suo ruolo sociale dovrà spostarsi verso quello di materia prima al servizio del mercato, delle macchine e forse di un élite postumana.