Aldous

Circolari ipnopediche

UNA GUERRA POLITICAMENTE CORRETTA

Gran parte dell’informazione contemporanea e delle sue narrazioni mediatiche - che utilizzino la carta, la Rete o le immagini televisive - non ha a che fare con la realtà, con gli eventi che effettivamente accadono, con i plausibili significati che essi possono assumere. 

Questo vale per l’infodemia da Sars-Cov2 e vale per la guerra combattuta dalla NATO contro la Russia sul territorio dell’Ucraina. Tra gli ingredienti di tale distanza dalla realtà, i principali sono le omissioni, la censura e soprattutto le vere e proprie invenzioni, quelle che in una certa fase della storia recente furono chiamate post-verità, formula che però da quando dovrebbe toccare le invenzioni sanitarie e belliche sembra essere stata accantonata.

Gli stessi produttori dei cosiddetti vaccini riconoscono di non averli testati a sufficienza, rendendoli quindi nel migliore dei casi inutili ma sostanzialmente pericolosi per chi si è inoculato.

Gli inventori di una Ucraina «democratica» – si tratta in realtà di uno degli stati europei più autoritari e corrotti, con radici e simpatie nazionalsocialiste – si affannano a riempirla di armi e di denaro con il rischio di portare a distruzione l’Europa. La situazione è stata così riassunta dal filosofo russo Aleksandr Dugin: «In effetti, soltanto gli Stati Uniti possono violare senza conseguenze le regole del mondo unipolare liberale» (in éléments 196, giugno-luglio 2022, p. 45). 

Parte della falsificazione consiste nell’omettere o gravemente sottovalutare le esiziali conseguenze delle sanzioni occidentali contro la Russia, le quali «costringono gli europei a riattivare le centrali a carbone – il cui prezzo è triplicato in un anno a causa di un’offerta ridotta – con conseguenze ambientali catastrofiche» e questo, insieme a tanti altri fattori, induce a «porsi un interrogativo sulle capacità intellettuali dei nostri dirigenti» (da un’intervista al colonnello Jacques Baud, specialista in informazione strategica, éléments 197, agosto-settembre 2022, pp. 32-35).

Un altro militare, il generale italiano Fabio Mini, in un suo libro dal titolo Le regole della guerra (Mimesis, 2022), dedicato anche alla questione Ucraina, afferma che bisogna distinguere chi inizia la guerra e chi la rende necessaria; se nel caso dell’Ucraina l’aggressore operativo è la Russia, il vero aggressore strategico è la NATO, che venendo meno a ogni accordo (e anche al buon senso) ha ampliato il proprio controllo sull’Europa sino ai confini della Russia. È come se quest’ultima ponesse le sue basi nucleari in Canada o nel Messico. «L’Ucraina è stata volutamente indirizzata verso la trasformazione graduale del paese in un avamposto contro la Russia, a prescindere dalla sua ammissione alla Nato. Di qui la pseudo rivoluzione arancione (2004), il sabotaggio interno ed esterno di ogni tentativo di stabilizzazione plurietnica, l’alternanza di governi corrotti, la pseudo rivolta di Euromaidan, il colpo di stato contro il presidente Janukovyč, fino alla elezione di Zelensky, al netto del corpo elettorale russofono» (dalla recensione di Eduardo Zarelli al libro di Mini, Diorama Letterario 369, settembre–ottobre 2022, p. 30).

Anche le post-verità (o più semplicemente le bugie) del potere politico e mediatico contemporaneo si inscrivono dentro l’ampia palude del politicamente corretto, della cancel culture, della cosiddetta ideologia woke, la cui radice è l’odio per le differenze, il bisogno di una ortodossia morale ed esistenziale di fronte alla quale la stratificazione della storia, la pluralità dei linguaggi, la bellezza dell’arte e del pensiero devono essere annichilite in nome del Bene supremo dell’uniformità.

Due soli esempi.

Il primo è l’imposizione di asterischi e schwa che deturpano la lingua e la rendono non soltanto grottesca ma anche incomprensibile. Paola Mastrocola e Luca Ricolfi individuano giustamente la natura classista di tali pratiche e sostengono che questo segno grafico permette all’arroganza di non pochi intellettuali di toccare «vertici mai raggiunti in passato: in un colpo solo, grazie a quel simboletto, ci si distingue dal popolo, troppo rozzo per porsi il problema delle desinenze» (Manifesto del libero pensiero, La nave di Teseo 2022, p. 33). 

Il secondo è un recente episodio accaduto alla National Gallery di Londra. Due sedicenti «attiviste per il clima» hanno imbrattato un dipinto di Van Gogh chiedendo e urlando se siamo più interessati a un dipinto o alla salvezza del pianeta. L’incredibile rozzezza di simili affermazioni non può che far definire barbaro chi le pronuncia. Ma al di là della miseria di queste persone, si tratta di propaggini ed espressioni di qualcosa di più pervasivo: la dittatura del politicamente corretto che diventa un ulteriore segnale dell’odio dell’Europa per se stessa. 

Odio nato anche dall’oblio della storia, dalla dimenticanza di sé. L’episodio londinese ben si adatta alla definizione che Milan Kundera, parlando al Quarto Congresso degli scrittori (1967), diede dei vandali. Chi sono costoro? Sono «gli uomini che vivono solo un presente decontestualizzato, che ignorano la continuità della storia e mancano di cultura» e la cui volontà mira alla distruzione di ogni traccia di bellezza, di ogni senso. Elementi senza i quali nessuna società è mai sopravvissuta, nessuna civiltà può continuare a esistere.