L'OCCIDENTE COME GUERRA E DITTATURA
‘Se siamo riusciti a convincere milioni di persone a iniettare nei loro corpi e in quelli dei loro figli delle sostanze dalla natura e dagli effetti non rispondenti ai protocolli farmaceutici, potremo convincerli su tutto’. Qualcosa di analogo devono pensare le oligarchie dell’Unione Europea che stanno procedendo in modo implacabile a trasformare l’Europa in una compiuta società del controllo. Una tappa fondamentale di tale percorso è il cosiddetto Chat Control 1.0 che consente e anzi richiede alle piattaforme digitali di scansionare e conservare i messaggi privati di tutti i cittadini dell’Unione. Tale provvedimento è stato conseguito lacerando anche gli aspetti formali delle procedure elettorali. Dopo ben due bocciature nei mesi scorsi, il provvedimento è stato infatti ripresentato ‘con procedura d’urgenza’, la quale rende necessario il no di almeno 361 deputati europei. I no sono stati 314, i sì 276. Nonostante dunque la maggioranza dei deputati europei (persino dei deputati europei…) sia contraria, la legge distruttrice della riservatezza è passata lo stesso.
I deputati europei-italiani che hanno votato a favore del piano inclinato della dittatura appartengono per lo più a Forza Italia e al Partito Democratico, i due massimi organismi politici che in Italia sono nemici dei cittadini e dei loro diritti.
L’articolo 15 della Costituzione della Repubblica italiana recita: «La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge».
L’imposizione delle oligarchie dell’UE cozza direttamente e violentemente con tale articolo. Attendiamo dunque di sapere che cosa ne pensino i sedicenti ‘difensori della Costituzione più bella del mondo’ (della quale fanno scempio da anni) vale a dire i politici e i militanti del Partito Democratico. Attendiamo in particolare che si pronunci il ‘supremo garante’ della Costituzione, vale a dire Sergio Mattarella. Credo però che l'attesa sarà vana, data la totale difesa che questa persona sempre opera dell'oligarchia che governa l'Unione Europea.
Chi in tale situazione dovesse pensare ‘tanto non ho nulla da nascondere’ mostrerebbe di non aver compreso nulla, ahimè, delle dinamiche politiche e sociali, tanto più di quelle contemporanee, nelle quali l’autorità non ha bisogno di carri armati per imporre una dittatura. Bastano l’informazione e il digitale.
Questo emblematico e gravissimo evento non è certo l’unico a mostrare come l’Unione Europea sia sempre più una struttura politica dittatoriale.
Ricapitolo dunque alcuni fatti e riporto tre analisi su tali fatti.
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I FATTI
Fonte: Marco Orio
LA MACCHINA DELLA PROPAGANDA UE – MILIARDI PER IL CONTROLLO DELLE MENTI
[https://x.com/Marcorio61O]
L’Unione Europea non è una democrazia.
È una gigantesca macchina di propaganda finanziata con i vostri soldi. Ecco le prove. Decine di miliardi. Decenni di ingerenze. Una montagna di documenti ufficiali. La "sistematica offensiva PR" per creare l'identità europea. La Commissione Europea ha lanciato una "sistematica offensiva di pubbliche relazioni" per creare un'identità europea forzata. Una interrogazione parlamentare ufficiale lo conferma: «Questo finanzia una visione unilaterale dei processi di integrazione politica, minando deliberatamente la formazione di un'opinione pluralistica».
Non è informazione. È propaganda di Stato.
2. Milioni alle ONG per fare da megafono
Il rapporto del think tank MCC Brussels (2025) documenta come l'UE abbia dirottato milioni di euro a ONG e think tank che, tutt'altro che indipendenti, fungono da portavoce della sua agenda.
Il programma CERV (1,5 miliardi di euro) finanzia un'intera rete di organizzazioni filo-UE.
Esempi concreti:
Giovani Federalisti Europei (JEF) – 1,2 milioni di euro (2021-2025) per mobilitare i giovani a favore della federalizzazione
European Policy Centre (EPC) – quasi 30 milioni di euro nell'ultimo decennio
Progetto RevivEU – 645.000 euro per combattere le "narrazioni eurosceutiche" nei Paesi Visegrád
Le ONG non sono indipendenti. Sono bracci operativi della Commissione.
3. Il programma Jean Monnet – indottrinamento nelle università
Il programma Jean Monnet ha un budget di 25 milioni di euro all'anno e raggiunge mezzo milione di studenti in oltre 70 Paesi.
Un rapporto ufficiale lo definisce:
«Uno strumento politico esplicitamente finalizzato ad allineare insegnamento e ricerca alle priorità della Commissione Europea».
Joseph Weiler, professore Jean Monnet, ammette:
«Parte della nostra missione è diffondere i valori dell'integrazione europea. La Commissione ci considera ambasciatori intellettuali dell’Unione».
Non è educazione. È indottrinamento.
4. Ingerenza negli Stati membri
La Commissione finanzia ONG di opposizione contro governi democraticamente eletti in Polonia e Ungheria.
In Ungheria, la fondazione Ökotárs ha ricevuto 4 milioni di euro nel 2022, nonostante il governo l'abbia identificata come "centro di distribuzione" per denaro estero.
Non è promozione della democrazia. È ingerenza.
5. Chat Control – la maggioranza era contraria, è passato lo stesso
Il 9 luglio 2026, 314 eurodeputati hanno votato CONTRO la chat control. Solo 276 hanno votato A FAVORE. La maggioranza era contraria. La legge è passata lo stesso – perché serviva una maggioranza assoluta di 361 voti per bloccarla.
Patrick Breyer, difensore dei diritti civili: «Una farsa che danneggia la democrazia»
La democrazia è una facciata. La procedura è l'inganno.
6. Digital Services Act – la censura privatizzata
Il Digital Services Act (DSA) consente alla Commissione di infliggere multe fino al 6% del fatturato globale delle piattaforme.
Risultato: le piattaforme censurano per paura delle multe. Le opinioni critiche vengono cancellate.
Non è regolamentazione. È censura privatizzata.
7. L'EUDI Wallet – il controllo biometrico
Il portafoglio digitale europeo (EUDI) centralizzerà i dati biometrici e personali di tutti i cittadini.
L’avvocato olandese Meike Terhorst: «L'UE non è uno Stato sovrano. NON PUÒ imporre nulla ai Paesi membri».
L'UE lo farà comunque. Perché può.
8. L'identità digitale – un passo verso lo Stato di sorveglianza
L'EUDI Wallet non è uno strumento di semplificazione. È la digitalizzazione del controllo.
Ogni transazione. Ogni interazione. Ogni movimento. Tracciato. Archiviato. Analizzato.
La Commissione lo chiama "modernizzazione". I cittadini lo chiamano sorveglianza.
9. I cittadini hanno capito
Nonostante decenni di propaganda e miliardi spesi, la percentuale di cittadini che vede l'UE per quello che è – un'istituzione antidemocratica che depreda i Paesi e impoverisce i lavoratori – è in costante aumento.
La censura, il controllo, le sanzioni senza processo, l'ingerenza: tutto è sotto gli occhi di tutti.
Il consenso si erode. Il risveglio è iniziato.
10. Il verdetto
L'UE non è una democrazia.È una macchina di propaganda finanziata con miliardi dei nostri soldi.
Crea identità forzate. Indottrina gli studenti. Compra le ONG. Censura le voci critiche.Sorveglia i cittadini. Si ingerisce nei Paesi membri. Ignora la volontà popolare. Calpesta le sue stesse leggi.
La democrazia è una facciata. Il potere è l’obiettivo. E noi paghiamo il conto.
FATTI VERIFICATI:
Interrogazione parlamentare UE – "sistematica offensiva PR" per creare identità europea
Rapporto MCC Brussels – milioni a ONG filo-UE per fare da megafono
Programma Jean Monnet – 25 milioni/anno, 500.000 studenti, indottrinamento
JEF – 1,2 milioni di euro per mobilitazione giovanile federalista
EPC – 30 milioni di euro nell'ultimo decennio
RevivEU – 645.000 euro per combattere narrazioni eurosceutiche
Ökotárs Ungheria – 4 milioni di euro nel 2022, ingerenza politica
Chat Control – 314 contro, 276 favorevoli; passato per trucco procedurale
Digital Services Act – multe fino al 6% del fatturato, censura privatizzata
EUDI Wallet – controllo biometrico centralizzato
Meike Terhorst – "UE non è uno Stato sovrano, non può imporre nulla"
COSA NON È:
Non è democrazia
Non è trasparenza
Non è tutela dei diritti
Non è nel interesse dei cittadini
La conclusione dell'analista:
Le prove sono schiaccianti. L'UE non è un progetto democratico. È una macchina burocratica che si autoalimenta e si espande – con i nostri soldi, contro le nostre libertà.
La domanda non è se l'UE possa essere riformata.
La domanda è: quanto ancora accetteremo tutto questo?
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LE ANALISI
La prima analisi riassume le tesi del musicista-filosofo Hans-Eckardt Wenzel. Mi sembra una sintesi chiara e realistica di quanto sta accadendo dalla fine del bipolarismo (1989) e che ha visto una accelerazione a partire dal 2020.
La seconda è un brano tratto da un sintetico, chiarissimo e drammatico articolo di Orazio di Mauro (professore di storia nei Licei ed esperto di politica militare), il quale mostra come l’Italia si stia preparando alla guerra in un silenzio surreale dei media e dei partiti politici. Una guerra che distruggerà le nostre infrastrutture e anche molte vite. I luoghi da cui partono le operazioni contro la Federazione Russa in Ucraina sono questi: Sigonella, Aviano, Ghedi, Napoli e Camp Darby. Tali luoghi saranno i primi a essere colpiti. Inverosimile ed esagerato? Erano esattamente questi i sentimenti dei cittadini europei nel giugno-luglio del 1914.
La terza è un breve testo di Andrea Zhok che spiega con chiarezza che cosa sia il mondo oggi, mostra il pericoloso irrazionalismo che guida i decisori politici dei Paesi che definiscono se stessi ‘democratici’ senza esserlo ormai da tempo.
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Wenzel
Fonte: https://x.com/Mark4XX/status/2073050372948582429 3.7.2026
[Con alcune mie modifiche nella traduzione]
CI TROVIAMO ALLE PORTE DELL'INFERNO CREDENDO CHE SIA IL PARADISO: IL COLPO DI STATO CHE LE MASSE RIFIUTANO DI FERMARE
Il filosofo tedesco Hans-Eckardt Wenzel, che ha vissuto metà della sua vita nella DDR e metà nella Germania unificata, consegna una diagnosi devastante che non lascia spazio al conforto. Siamo già profondamente immersi in un colpo di stato sofisticato che smantella i diritti e zittisce l'opposizione senza che venga estratta una sola pistola. Lo stesso pubblico che una volta metteva in discussione il potere ora accetta la divisione, la paura e i divieti di parola come rumore di fondo normale, mentre il lungo dominio dell'Occidente crolla sotto il peso della propria arroganza. Perché nessuno reagisce?
IL COLPO DI STATO 2.0 IN AZIONE
- Wenzel descrive un colpo di stato con affascinanti caratteristiche moderne: niente carri armati per le strade, nessuna presa violenta del potere, solo un astuto blocco delle narrazioni dell'opposizione e decreti speciali che mettono in ai margini il dissenso.
- A livello UE, le sanzioni vengono usate come arma contro chiunque abbia un’opinione diversa, sospendendo di fatto il i diritti fondamentali per coloro che rifiutano di allinearsi.
- Si tratta di versioni aggiornate delle disposizioni speciali degli anni ’30, eseguite con maggiore abilità in modo da sembrare quasi legali mentre sottraggono le protezioni costituzionali.
- Il copione è stato provato durante la politica pandemica e poi è stato intensificato con la guerra in Ucraina, dove Germania e UE non hanno lanciato alcuna iniziativa seria per la pace.
- Il risultato è un colpo di stato permanente che opera alla luce del sole ma rimane invisibile a una popolazione addestrata a non vederlo.
IL MISTERO DELLA PASSIVITÀ DI MASSA: PERCHÉ IL POPOLO NON RESISTE
- La protesta è stata sistematicamente screditata e frammentata attraverso tattiche di divide et impera perfezionate durante la pandemia.
- La società è stata divisa tra i conformi e i non conformi, rompendo famiglie, fiducia e la stessa possibilità di una resistenza unificata.
- La paura viene mobilitata rivivendo i fantasmi del passato, mentre i nuovi divieti di pensiero etichettano qualsiasi domanda critica sulla guerra come simpatia per il nemico.
- Anche coloro che sapevano che il conflitto poteva essere evitato all’inizio ora tacciono, perché adesso parlare sembra pericoloso o tabù.
- Le persone sono state addestrate a vedere la resistenza stessa come la minaccia maggiore, lasciando il colpo di stato incontestato e il pubblico stranamente calmo.
IL DECLINO DELL’OCCIDENTE: L’ARROGANZA AL TERMINALE CULTURALE
- La civiltà occidentale ha raggiunto il suo punto culturale finale, nata nel Rinascimento dalla convinzione arrogante di essere superiore a ogni altra cultura e di avere il diritto di dominarle.
- Questa arroganza ha accecato l'Occidente rispetto al suo stesso degrado, mentre il vero slancio e le possibili soluzioni ora si spostano verso le nazioni BRICS, l'Africa, l'India e la Cina.
- Wenzel, che ha vissuto la fine della DDR, riconosce qui la stessa erosione di ogni serio dialogo e della realtà, ma con una differenza cruciale: questa volta non ci sarà un atterraggio morbido.
- La vera catastrofe, come osservò Walter Benjamin, non è che il disastro arrivi improvvisamente ma che tutto continui come prima mentre il massacro passa inosservato.
IN CONCLUSIONE
Wenzel indica una società che si trova alle porte dell’inferno ma continua a dirsi che è il paradiso, divisa per disegno, privata del linguaggio e convinta che nulla possa più essere fatto. È così che finiscono le civiltà: non con un’esplosione, ma con il silenzioso arrendersi di coloro che sono stati educati a scambiare il proprio silenzio per pace.
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Di Mauro
Fonte: Il riarmo silenzioso dell’Italia, «Capibara», 17.7.2026
[https://www.capibara.media/articoli/riarmo-silenzioso-italia]
L'Italia si sta avviando verso l'obiettivo di una spesa militare enormemente maggiorata, inglobando infrastrutture a duplice uso. Questo non è un semplice aggiornamento degli inventari, è la preparazione attiva a uno scenario bellico sul fronte orientale europeo, avallata tacitamente da destra a sinistra.
Se la Russia spende tempo e risorse per infiltrare il nostro apparato di sicurezza, è perché l'Italia ha smesso di essere il "ventre molle" dell'Alleanza Atlantica, diventando un avversario formidabile. Nel nuovo scacchiere della NATO, il nostro Paese non è più un attore di contorno, ma la vera e propria retrovia strategica del fronte. L'industria bellica nazionale – con le sue eccellenze tecnologiche – è diventata il motore della catena di approvvigionamento europea. Senza il supporto industriale e logistico italiano, la macchina bellica della NATO subirebbe un rallentamento fatale. Questo fa dell'Italia un nemico coriaceo e strutturale, fondamentale per la tenuta dell'Ucraina oggi e per lo scontro con la Russia domani. Nella sostanza l’Italia si prepara ad affrontare sul terreno i russi.
Contemporaneamente entra nel mirino dei bombardamenti russi. Qui risiede il nodo più drammatico della questione. L’Italia non è più un paese ospitante obiettivi sensibili NATO ma bensì, più lucidamente, un avversario la cui distruzione diventa necessaria in caso di guerra fra Russia ed Europa. Lucidamente nascosta dall'intero schieramento politico, una guerra ad alta intensità, pianificata per far crollare il fronte russo annientarne le retrovie.
Le infrastrutture strategiche italiane non sarebbero un bersaglio secondario, ma l'obiettivo primario di bombardamenti russi, sia convenzionali che potenzialmente nucleari. La mappa dei bersagli è già tracciata ed è evidente a chiunque legga le carte:
• Le basi aeree e navali di Sigonella, Aviano, Ghedi, Napoli e Camp Darby.
• Il Comando delle Forze Alleate Congiunte.
• I porti commerciali e militari attraverso cui transita la logistica atlantica.
• Le infrastrutture sottomarine critiche nel Mediterraneo.
Mosca non guarda all'Italia per curiosità, ma per calibrare i propri obiettivi missilistici. La visibile preparazione bellica italiana viene percepita dalla Russia come la chiara preparazione di un attacco. E in ambito militare, chi rappresenta una minaccia logistica ed esistenziale, viene colpito. Il dramma di questa escalation risiede nel brutale deficit democratico che si sta consumando. Il popolo italiano viene trascinato, passo dopo passo, verso uno scontro militare diretto di proporzioni catastrofiche, mentre l'arco parlamentare fa quadrato per tenere i cittadini all'oscuro. Nessun leader di partito si alza in Aula per spiegare agli italiani che i loro porti e le loro città stanno diventando bersagli legittimi.
Il messaggio che traspare dalle decisioni dei vertici militari, coperte dal vergognoso silenzio della politica, è inaccettabile: gli italiani, ignari della tempesta che si sta addensando sulle loro teste, sono considerati pedine sacrificabili. E mentre a Roma l'intera classe dirigente prepara i piani militari fingendo che nulla stia accadendo, a pagare il prezzo delle macerie e della distruzione sarà un popolo a cui non è mai stata concessa la dignità di scegliere, né quella di conoscere la verità.
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Zhok
Fonte: https://t.me/andreazhok/870 8.7.2026
Nella notte c’è stato un pesantissimo attacco statunitense all’Iran nonostante fosse stato detto che sarebbero stati rispettati i giorni di lutto dichiarati per i funerali di stato di Khamenei. All’attacco su città costiere e postazioni navali, è seguita una risposta iraniana sulle basi americane in Bahrain e Kuwait. Questo attacco è stato presentato dall’amministrazione americana come reazione ad alcuni colpi di avvertimento della marina iraniana su navi che cercavano di uscire dallo stretto di Hormuz attraverso un passaggio non concordato. Il carattere pretestuoso della reazione è palese: i colpi avevano prodotto danni minori ad una delle 3 navi commerciali che avevano cercato di forzare la mano. Per l’Iran l’insistenza sul seguire la rotta prestabilita per passare dallo stretto di Hormuz ha un valore innanzitutto simbolico: si tratta di stabilire che d’ora in poi saranno loro a supervisionare il transito dallo stretto.
La reazione statunitense sembra difficilmente comprensibile in termini di strategia politica. Sembra quasi un “fallo di reazione”, uno scatto di nervi di fronte alle impressionanti manifestazioni di massa dei funerali tributati a Khamenei (e non escluderei giochi un ruolo anche il nervosismo per il discredito mondiale ricaduto sugli USA dopo i maneggi di Trump per favorire la nazionale di calcio americana). Considerando chi è oggi il comandante in capo dell’esercito americano, l’idea di una crisi di nervi che si esprime – American Style – non dall’analista, ma mettendosi a sparare, è assai plausibile.
Comprendere altrimenti quale possa essere il senso di questo attacco è arduo. Esso probabilmente condurrà ad una nuova chiusura dello stretto di Hormuz, ad una nuova crisi di approvvigionamento di combustibile (senza aver ancora superato la precedente) e ad un’impasse, forse definitiva, nelle trattative di pace. Se l’idea è di distruggere il morale degli iraniani, persino dei culturalmente deprivati come gli statunitensi dovrebbero aver capito che quella non è una strada percorribile.
La cosa più angosciante nei nostri tempi non è la crudeltà al potere, che pure non manca, ma l’odierna schietta irrazionalità del potere. La selezione delle classi dirigenti occidentali ha preso da tempo una china per cui di fatto vengono incoronati i peggiori. I casi di Trump e Netanyahu sono solo quelli in cui il tratto psicopatologico è più manifesto e gli armamenti più imponenti, ma una carrellata sui leader dei maggiori governi europei (o della commissione europea) identifica in modo consistente come a gestire il potere siano persone che pochissimi cittadini vorrebbero avere come ospiti a cena.
Il sistema di selezione delle classi dirigenti nel modello liberaldemocratico – direttamente plutocratico o dipendente da plutocrazie operanti dietro le quinte – si è dimostrato un fallimento epico.