Aldous

Totalitarismo compassionevole

LA CARA VECCHIA ANORMALITÀ

In questi giorni ricorrono due anni dall’inizio dell’epidemia-pandemia da Covid-19. Il mondo pre-Covid sembra essere lontano decenni, sotto certi aspetti, dal mondo post-Covid, se non fossero sempre gli stessi gli attori: paladini del neoliberismo, della globalizzazione anglo-americana, del pensiero unico del “privato è bello” e “meno stato e più mercato”. La distruzione degli stati nazionali e della sovranità popolare è un processo in atto già da tempo, possiamo risalire almeno fin dagli anni ‘80 nel panorama italiano, difficile quindi comprendere i nostalgici dell’era pre-Covid che vorrebbero tornare alla normalità di prima, idealizzando così una normalità che non c’era. Del resto, se avessimo avuto una normalità non saremmo caduti a peso morto in una situazione di eccezione senza soluzione di continuità.
Bisognerebbe ovviamente intendersi sulla nozione di normalità. In questo ambito, senza troppo sostare in approfondimenti di tipo etimologico-filosofico, intendiamo, semplicemente, la nostra norma suprema: la Costituzione italiana. È del tutto evidente allora, che la Repubblica, come soggetto giuridico, ha abdicato da tempo al perseguimento dei principi fondamentali della carta costituzionale. Basta citare, a titolo di esempio, l’inadempienza assoluta nei confronti dell’articolo 3 che oggi potrebbe suonare non svolge più il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale e di fatto limita la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impedendo loro il pieno sviluppo della persona umana e la piena partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese. Il pieno sviluppo della persona umana richiede poi una dimensione spirituale citata nell’articolo 4 e completamente rimossa da qualsiasi intento politico. 
Se volessimo tornare ad una normalità, almeno secondo la nostra Costituzione, forse dovremmo guardare agli anni ’70 del secolo scorso, quando lo Stato, come soggetto giuridico, era ancora preponderante rispetto all’economia di mercato. Affermazioni come queste, nel contesto storico odierno, dominato dal pensiero unico del libero mercato e della libera concorrenza, suonano alquanto bizzarre se non del tutto folli. Eppure ci si potrebbe chiedere se non sia più folle vivere in un paese che nei fatti fa il contrario di quello che la propria legge afferma, ponendosi fuorilegge nei confronti di sé stesso in quanto soggetto giuridico: i valori perseguiti de facto contraddicono i valori stabiliti de jure. Una società schizofrenica in cui gli stessi schieramenti politici tradizionali, privati delle loro specifiche identità, sono svuotati di significato. 
L’evidenza che nel mondo globalizzato e post-ideologico non ci sia più spazio per l'essere umano svincolato dall'economia e dalla finanza non ammette certo l’eccezione, ahimè, della sanità né del settore farmaceutico. Nell’eclissi del sol dell’avvenire dell'Occidente industrializzato, il nichilismo tecnocratico, dominato da lobby economico-finanziarie, è il vero soggetto politico che ha soppiantato gli stati nazionali. La pandemia in atto è diventata, così, la gallina dalle uova d'oro per le multinazionali farmaceutiche che hanno moltiplicato a dismisura i loro profitti con la vendita dei vaccini e generato un immenso conflitto d’interessi. Alla base qualcosa che nessuno vuole più vedere, il fatto che la sanità privata, per definizione, ha come interesse primario il ritorno economico, andando, così, a confliggere con il bene pubblico ed anche con il giuramento di Ippocrate.
Non è un caso, quindi, che le stesse case farmaceutiche, ben prima del covid-19, siano state condannate svariate volte dai tribunali europei e statunitensi per corruzione e truffa ai danni dei diversi sistemi sanitari nazionali (tra il 2009 e il 2012, negli Stati Uniti i colossi farmaceutici sono stati multati per non aver reso pubbliche le informazioni sulla sicurezza o sugli effetti collaterali di alcuni medicinali o per averne venduto senza fornire la prova scientifica della loro efficacia).
 Il dubbio nei confronti di questi soggetti è più che legittimo, anzi, è dovuto. Il loro essere soggetti di diritto privato li pone ad agire secondo regole di profitto che non hanno nulla a che vedere con il bene pubblico. Solo quest’ultimo, e cioè lo Stato, può essere garante di un sistema sanitario che, proprio perché pubblico, non è sottomesso al profitto privato che ne distorce le finalità e gli interessi. La Repubblica di Cuba, con poche risorse finanziarie e nonostante un blocco economico in atto da diversi decenni, è riuscita a produrre ben cinque vaccini contro il covid 19. Il nostro belpaese, invece, svuotato di sovranità, si indebita per comprare milioni di vaccini dalle multinazionali e, al contempo, blocca il finanziamento alla produzione del proprio vaccino, finendo così per sprecare venti milioni di euro senza ottenere alcun beneficio. 
Questi fatti testimoniano la guerra in atto contro gli stati nazionali, e quindi contro tutti noi, da parte dei grandi capitali privati. La stampa occidentale, in mano agli stessi capitali, ignora questo tema. Anche la maggior parte dell’opinione pubblica pare non accorgersi della gravità della situazione, distratta com’è dal dibattito isterico e psicotico sulla pandemia in corso. La società che si prospetta è lacerata, indebolita, confusa e a tratti smarrita. Bisogna affrontare un cammino arduo e lungo, di resistenza e non di resilienza, attuare una rivoluzione culturale e de-colonizzarsi dal pensiero unico che parla inglese, tornando a pensare secondo principi etici, che prescindano dalla mera utilità di stampo economico e che pongano al centro la realizzazione materiale e spirituale della persona umana, come sancito dalla nostra carta costituzionale.