Aldous

Totalitarismo compassionevole

ILLUSIONE ED EMANCIPAZIONE

L’illusione del melting pot, storicamente fallita negli Stati Uniti d’America, va mostrando la propria impossibilità storica e antropologica anche in Europa, e in particolare in uno dei suoi territori di più intensa e pervasiva presenza di culture ed etnie nordafricane, la Francia. Il fatto di essere stati i padroni colonialisti di buona parte del continente africano ha illuso le classi dirigenti francesi sulla possibilità e soprattutto sulla volontà da parte degli ex dominati di diventare francesi. Si tratta di un tipico e tragico errore di prospettiva, quello per il quale valutiamo le circostanze in relazione a come noi ci comporteremmo in esse, senza pensare che le culture, come gli individui, sono per fortuna diverse e quindi diversamente reagiscono e si comportano.

Se gli immigrati di prima generazione sentivano forte il legame con i luoghi in cui erano nati - e che anche per questo avevano ben chiara la propria identità - quelli di seconda, terza e quarta generazione, nati in Francia, non si sentono né africani né francesi. Uno sradicamento assai grave e pericoloso, che induce a non sapere chi davvero si sia, quali siano le proprie origini, in quale identità riconoscersi. Le periodiche devastazioni che le città francesi subiscono, l’esistenza di banlieu, borghi e quartieri nei quali gli altri francesi non possono mettere piede, sono la conseguenza della insipienza antropologica che sta demolendo l’Europa.

Decine di migliaia di persone e di giovani si aggrappano quindi a un elemento che attraversa tutte le generazioni di immigrati dall’Africa alla Francia (e all’Europa), questo elemento è il clan, è il tribalismo per il quale la ragione e il torto sono dati dall’appartenere o meno al proprio gruppo, il quale ha sempre ragione nei confronti dei gruppi diversi e avversari, tra i quali in questo caso rientra lo Stato francese, che è per queste persone un nemico. Per loro la Patria alla quale i francesi sono tanto affezionati non esiste, le tradizioni che fanno un popolo sono ignorate o disprezzate. Una delle conseguenze è un innalzamento assai consistente dei tassi di violenza, anche gratuita, anche da nulla motivata. Secondo un’inchiesta dell’Istituto francese nazionale di statistica (INSEE) in Francia avviene un’aggressione gratuita ogni 44 secondi (Cfr.https://www.insee.fr/fr/statistiques/5763625?sommaire=5763633).

Si tratta anche degli effetti del liberalismo, per il quale esistono soltanto ‘l’individuo' e ‘l’umanità’. Ogni corpo intermedio è cancellato. Anche il cristianesimo, che di tutto questo è la radice ultima, condivide un’ontologia/psicologia dell’anima individuale e dell’umanità tutta uguale in quanto figlia di un unico Dio ma nella sua storia millenaria è riuscito a contemperare questo individualismo/universalismo con un forte senso comunitario. Quel senso che gli immigrati conservano e che le etnie autoctone hanno smarrito.

Uno dei contraccolpi dell’individualismo liberale che intorno a sé produce il deserto è una libertà economica delle imprese multinazionali la quale comprime sempre più le libertà sociali e politiche anche attraverso l’estendersi e il consolidarsi dei monopoli privati. E infatti i decenni del liberismo finanziario e del liberalismo politico dominanti si mostrano come il tempo dell’obbedienza, con la quale si cerca di rallentare le spinte centrifughe indotte dal liberalismo stesso e il cui primo effetto è l’attacco alla democrazia attraverso l’omologazione mediatica, l’uniformità dei partiti politici (sulle questioni essenziali ormai indistinguibili), i «debunker loyoleschi» (formula di Luca Carbone) che stabiliscono e decretano il rifiuto di ogni tesi che in qualsiasi ambito sia contraria a quella dei poteri dominanti. Un ritorno in grande stile dell’Inquisizione controriformista, ancor più che delle censure novecentesche.

Di fatto non sembrano esistere alternative istituzionali, politiche e partitiche a tale degrado della vita pubblica, a tale egemonia dei media e dei giornalisti in mano alle banche e alle aziende private, a tale estensione della violenza contro ogni forma di minoranza e dissidenza culturale.

La Destra? Che cosa sia forse da sempre la Destra e che cosa sia certamente diventata lo descrivono bene alcune pagine di un recente libro:

«La destra non pensa. Non è spontaneamente teorica, è reattiva più che riflessiva. La sua pigrizia intellettuale. La sua indifferenza alle idee con la sola eccezione di quelle che crede di poter strumentalizzare dopo averle ridotte a slogan. Il suo tipico modo di lodare simultaneamente idee inconciliabili. Assenza di una vera cultura politica. […]

La sua incapacità di individuare il vero nemico principale. […] I limiti del ‘si stava meglio prima’. Il passato visto come conservatorio (museo) o come rifugio (consolazione). La sua incapacità di comprendere in profondità il concetto di cultura. E quello di potere culturale. […] Il popolo: dall’ignoranza al disprezzo. […] Indifferenza o negazione della lotta di classe. […] L’atlantismo e la ‘difesa dell’Occidente’. L’incapacità di distinguere l’Europa dall’Occidente. […]

Il gusto per ‘l’ordine’ (= disordine costituito). ‘Essere di destra vuol dire difendere la legalità, l’ordine e l’autorità’ (law and order, ‘la polizia con noi!’). La celebrazione del ‘lavoro’ (la schiavitù del salariato)».

Parole di qualche membro dei centri sociali, di un teorico della ‘sinistra radicale’? No. Questo giudizio giustamente duro sulla destra è di Alain de Benoist, filosofo che i pigri, superficiali, strumentali giornalisti francesi e italiani continuano a definire ‘teorico della Nuova Destra’, fermando l’itinerario di una delle menti più libere dell’Europa a quasi mezzo secolo fa.  Le espressioni che ho citato si trovano nel suo recente L’exil intérieur (Krisis, Paris 2022) e sono state tradotte e riportate sul numero 375 della rivista Diorama Letterario (settembre-ottobre 2023, pp. 1-2).

Le parole di de Benoist confermano come non ci sia nulla da attendere in termini di emancipazione dai partiti di ogni colore e autodefinizione e che l’impegno oggi praticabile sia di natura metapolitica, vale a dire l’impegno a pensare il reale, mostrarne i limiti, i rischi e le possibilità affrancandosi totalmente dai media, dai giornali, dalle televisioni, dal flusso dominante della rete. Difficile, certo, ma nelle vicende umane la libertà non è mai stata un regalo. Aldous esiste anche per questo.