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SOPRAVVISSUTI AL 2022

il 2022 è stato un anno di tregenda dal punto di vista climatico. Non per tutti, certo. Molti alle nostre latitudini hanno gradito l’estata prolungata fino a novembre, così come qualche scandinavo ha cominciato a intravedere la possibilità di vendemmiare lì dove fino a qualche anno fa trovava solo bacche e licheni. La realtà è che dagli Appennini alle Ande eventi estremi hanno funestato l’ambiente provocando morte, distruzione ed esodi di massa; dall’uragano Fiona che ha travolto Porto Rico alle piogge monsoniche che hanno inondato il Pachistan, dalla siccità che ha ridotto alla fame 19 milioni di persone nell’Africa orientale a quella del Po, dalle alluvioni di Marche e Ischia alla tempesta glaciale che a Natale ha investito il Nord America. L’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della meteorologia delle Nazioni Unite (Wmo). diffuso poco prima della Cop 27 di Sharm el Sheik dello scorso novembre, rilevava nuovi record raggiunti dai gas serra presenti nell’atmosfera terrestre, oceani sempre più caldi, fiumi inariditi, incendi di proporzioni sempre più vaste, un tasso di innalzamento del livello dei mari più che doppio rispetto a quello degli anni ’90 e le sempre più ridotte superfici dei ghiacciai, da quelli artici a quelli alpini. 

Ciò che stiamo affrontando non è una crisi climatica momentanea, né un semplice “cambiamento” ma uno stato di deterioramento progressivo e inarrestabile di cui possiamo al massimo contenere gli effetti per garantire delle condizioni accettabili alle future generazioni. Al contrario, le emissioni inquinanti continuano a crescere invece di diminuire, come concordato nel 2015 a Parigi nell’accordo che mirava a contenere entro 1,5 gradi l’innalzamento della temperatura al 2030. Proprio i combustibili fossili sono i primi responsabili di questa situazione insieme all’attività umana in generale che ha determinato l’aumento di 1,1 gradi centigradi delle temperature globali rispetto ai livelli pre-industriali. Nessun evento catastrofico è riuscito finora a turbare l’immaginario collettivo dei cittadini al punto di spingerli a fare pressioni sui propri governi. Ci hanno provato Greta Thunberg e i ragazzi dei “Fridays for future”, finendo per lo più vilipesi. È in atto una vera e propria scelta di ignoranza favorita dal negazionismo diffuso da molti comparti industriali in difesa dei propri interessi, come il complotto delle compagnie petrolifere ben documentato dall’inchiesta televisiva della BBC Big Oil v the World. Questo fenomeno che semina dubbi e disinformazione rimonta quantomeno al 1972, anno in cui il Massachusetts Institute of Technology (MIT) pubblicò col titolo Rapporto sui limiti della crescita (The Limits to Growth) i risultati di una ricerca commissionata dal Club di Roma – organizzazione fondata nel 1968 da un gruppo di premi Nobel, leader politici e intellettuali, tra cui l'italiano Aurelio Peccei. Le proiezioni matematiche degli scienziati americani ipotizzavano che mantenere le tendenze di crescita dei consumi imposte dal modello economico capitalista avrebbe determinato seri problemi per la sorte dell’umanità. Se non governati per tempo, i problemi legati alla crescita esponenziale della popolazione, della produzione alimentare e industriale, della presenza di CO2 nell’aria, a fronte di riserve naturali limitate ed erodibili, avrebbero condotto al collasso dell’economia globale entro il 2030.

Da quel rapporto e da un romanzo di poco precedente di Harry Harrison, Largo! Largo! (1966), il regista Richard Fleischer avrebbe poi tratto la sceneggiatura del film 2022 I Sopravvissuti, che oggi sembra più profetico che distopico. Il suo legame con l’attualità è talmente evidente che il canale Rai 4 l’ha mandato in onda in seconda serata il 28 luglio, che per il 2022 ha rappresentato Il giorno del Superamento (Overshoot Day), quello in cui noi umani finiamo di consumare quanto la natura è capace di produrre in un anno. Fleischer anticipa al 2022 gli effetti previsti nel Rapporto e li innesta dentro una storia poliziesca che ruota intorno alla crisi alimentare ingenerata dalla sovrappopolazione, cui l’industria alimentare ha fatto fronte attraverso il Soylent Green, gallette nutritive ufficialmente a base di plancton ma in realtà prodotte con farine ricavate da cadaveri umani, come scopriranno a loro spese i due protagonisti. Ma il ruolo di maggior spessore nel film è quello recitato dal Capitalismo dei mega-colossi industriali e della finanza, che esercita il proprio dominio sui pubblici poteri e si nutre dell’instabilità generata dal suo modello di azione mirato solo al profitto per riconfigurarsi e prosperare. Proprio di questi periodi di crisi scriveva ne L’Innominabile attuale Roberto Calasso, secondo cui i conflitti della società non hanno più come oggetto qualcosa che sta al di fuori e al di sopra, ma la società stessa. Che è innanzitutto una vasta superficie su cui intervenire, un laboratorio dove forze opposte tentano di strapparsi a vicenda la direzione degli esperimenti

Il film di Fleischer preannuncia un conflitto che nella società occidentale passa sottotraccia ma che oggi vivono sulla propria pelle 828 milioni di persone, il numero di coloro che nel 2021 soffrivano la fame, secondo il rapporto ONU Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI). Questo conflitto ruota proprio intorno al cibo. Se dopo decenni di riduzione della fame nel mondo, i miglioramenti si sono arenati, come riporta l’Indice Globale della Fame 2022, “formalmente” anche a causa della guerra in Ucraina, l’attuale produzione alimentare del Pianeta potrebbe, in realtà, soddisfare 12 miliardi di potenziali abitanti rispetto agli otto effettivi. Per sfamarli tutti il modo tanto chiaro quanto rivoluzionario ci sarebbe, ha scritto Carlo Petrini su La Repubblica del 14 novembre: smettere di inseguire la produttività e cominciare a difendere la produzione alimentare. Il 2022, però, ha già visto profilarsi il nuovo esperimento sociale guidato dal mondo industriale che, surrettiziamente, ci avvicina alla trasformazione dei cadaveri in cibo, come profeticamente immaginato dal film. Dopo Colorado, Vermont, Washington e Oregon, infatti, anche la California ha intrapreso il percorso di legalizzazione della produzione di concime dal compostaggio dei defunti. Rispetto alla sepoltura tradizionale o alla cremazione, questa pratica presenta grandi vantaggi, da quelli economici a quelli ambientali che nessuno può negare. Nondimeno, sposta la percezione dall’impossibile all’accettabile rispetto all’antropofagia categoricamente rigettata dal sentire comune. Un primo passo, un esperimento appunto, che ci avvicina verso un’altra distopia, quella che Cormac McCarthy raccontava ne La Strada. Altra vicenda di Sopravvissuti.