Aldous

Distopie

ESAMI

Qualche giorno fa ho svolto, insieme agli altri membri della commissione che presiedo, gli esami di Filosofia teoretica / Corso avanzato, vale a dire esami degli studenti del Corso magistrale in Scienze filosofiche, i quali dunque già possiedono una laurea triennale in Filosofia.

Prima di iniziare gli esami leggo agli studenti alcuni brani tratti dalle schede didattiche, le quali sono dei testi ufficiali - sono infatti pubblicate sul sito del Dipartimento - il cui contenuto è vincolante. In tali schede a proposito dei criteri di valutazione degli esami orali si legge questo:

«Saranno valutati:

- la capacità di leggere e interpretare i testi;

- la competenza linguistica;

- la capacità di riferire il contenuto dei testi alla tematica generale del corso;

- l'elaborazione critica e teoretica».

Se mi discostassi da tali criteri commetterei non soltanto una scorrettezza pedagogica ma anche un reato, visto che si tratta di un documento ufficiale e pubblico.

Tra le risposte che la commissione ha ascoltato in occasione dei recenti esami ci sono queste:

-una persona non conosceva la differenza tra i concetti kantiani di noumeno/cosa in sé e fenomeno;

-un’altra ha spiegato il significato della parola innatismo con non nato - mai nato;

-un’altra ancora non sapeva che cosa fosse l’edizione critica di un testo;

-una non sapeva che cosa fosse il Romanticismo in filosofia e ha collocato tale movimento nella seconda metà dell’Ottocento;

-un’altra non sapeva che cosa significasse l’aggettivo immondo.

E questo limitandoci a semplici definizioni da vocabolario o a elementari domande da liceo.

Si può immaginare che cosa succede passando a domande e questioni più consone a un esame di alta cultura come dovrebbe essere quello di un corso universitario magistrale.

Le ragioni e le responsabilità di simili manifestazioni di ignoranza sono certo da ascrivere agli studenti ma non soltanto a loro.

L’istituzione contribuisce avendo ceduto (da anni) alla richiesta demagogica di organizzare delle sessioni di esame ogni mese; questo comporta infatti che gli studenti interrompano la frequenza delle lezioni per preparare gli esami, con la conseguenza di una preparazione parziale e debole quando saranno esaminati sui contenuti delle lezioni che non hanno frequentato.

Ulteriore responsabilità è quella delle famiglie che per lo più chiedono per i loro figli sin dalle scuole elementari valutazioni sempre e del tutto positive, nonostante l’apprendimento non le giustifichi. Dinamica e tendenza che continua alle scuole medie e nei licei, i quali lasciano sempre più i giovani cittadini italiani nella loro ignoranza naturale (studiare e capire il mondo richiede impegno e fatica, non essendo una attività biologica innata come il respirare, il nutrirsi, il camminare) ma li riempiono di voti e valutazioni per lo più positive, compreso l’esame finale (di stato e di maturità) nel quale viene bocciato lo 0,3 dei candidati (dato del 2025).

Todos caballeros ma todos analfabetos.

L’ultima e gravissima responsabilità è dell’intero corpo collettivo, che vive in un’orgia dei diritti che sono semplici desideri e della comprensione/giustificazione che è soltanto rinuncia a far percepire ai giovani membri delle comunità sociali il travaglio del negativo che caratterizza l’esistenza umana.

Una rinuncia che è quindi un tradimento verso i nostri giovani.

Non pochi tra gli studenti lasciano per ultimi gli esami delle  materie che insegno. Arrivano quindi all’esame con certificazioni positive ottenute nelle altre discipline. A questo punto diventa facile un’ulteriore spiegazione delle difficoltà che incontrano all’esame: il professore.